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    November 04

    The Insider. Dietro la notizia...

    Caro Rosseboy, dopo 6 giorni di redazione si è conclusa la mia prima settimana da aspirante giornalista. Una full immersion senza respiro quella vissuta in queste giornate, sempre alle prese con una cospicua mole di lavoro da svolgere. I tempi di una redazione sono abbastanza stretti, e così anche per un debuttante come me non sono state ammesse eccezioni: il giornale va chiuso entro le 21, e per quell'ora i pezzi devono essere tutti pronti da impaginare. Poco importa se sei qui da un giorno, mi hanno detto a chiare lettere i redattori: prima prendi confidenza con il lavoro e meglio è per tutti. Ho dovuto così fare di necessità virtù e rimboccarmi subito le maniche. Inutile negarlo: sono stati pomeriggi intensi, dove ho dovuto affrontare situazioni per me sconosciute e tutte da scoprire.
    Lunedì, il giorno dell'esordio, mi hanno messo subito davanti al pc per imparare ad usare il loro software interno: una sfilza di comandi del tipo ctrl+alt+varie lettere o numeri, ognuno con una funzione precisa e delicata. Guai a sbagliare, altrimenti si sballa tutto il sistema. Puoi immaginare come ero fuso già di mio quella sera, con tutte quelle dritte ricevute. Peccato che non era finita li. Alle 20.30, mentre mi appresto ad uscire dalla redazione mi chiama il caposervizio nel suo studio. Senza pietà mi dice: <<domani vai a farmi un'inchiesta sulle piscine della città e vai a intervistare qualche voce autorevole sull'argomento in questione>>. Che dire. Subito allo sbaraglio, a caccia di notizie. All'inizio ho temuto il peggio, poi piano piano mi sono sciolto e sono riuscito a portare a casa le informazioni che mi servivano. Che sollievo!
    I giorni seguenti mi hanno affidato la pagina sportiva della provincia, e lì mi sono trovato subito a mio agio. Certo, ho dovuto sistemare articoli di discipline da me poco conosciute come il judo o il motocross, ma per me è sempre un piacere trattare argomenti che hanno a che fare con gli sport in generale. Lo ha capito anche il capo, per mia fortuna, e la sensazione è che quella pagina in questi due mesi non me la leverà nessun'altro. Almeno questo è il mio auspicio.
    L'ultimo giorno, sabato, è stato quello dove mi sono sentito più giornalista e meno impiegato. In giro per la piazza a raccogliere le voci dei cittadini sui problemi della città, con tanto di carta, penna e macchina digitale. Certo, non il massimo della vita per essere un sabato pomeriggio, ma è stata comunque un'esperienza importante. E poi fa parte di quell'ordinaria gavetta che un ragazzo della mia età deve prima o poi fare. D'altronde il mestiere lo si impara sul campo, da qui non si scappa.
    Il bilancio in generale è abbastanza positivo, e oltretutto ho avuto la fortuna di trovare persone molto disponibili in redazione. Se dopo appena una settimana sono riuscito a integrarmi discretamente nei meccanismi giornalistici il merito è tutto loro. Chiudo con una considerazione che dovrebbe far riflettere. Ho imparato di più in questi 6 giorni che in tutti i 3 anni di corsi universitari. E contando che sono soltanto all'inizio...
     
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